Il nome Cordenons è collegato al toponimo Naòn o Naùm con cui era conosciuto nell’antichità un vasto territorio che si spingeva ben oltre i limiti dell’attuale Comune. La voce, di origine preromana, è verosimilmente connessa all’idea di una conca o di un avvallamento. Da qui anche il nome di Noncello che indica una bassura in cui è presente dell’acqua. Già nel periodo Neolitico il Naòn era probabilmente abitato da popolazioni autoctone, alle quali si sovrapposero i Carni, un popolo di stirpe gallo-celtica. Nel II secolo a. C. il Friuli fu occupato dai Romani che fondarono importanti colonie, come Aquileia e Concordia Sagittaria. Molte aree incolte e boschive della pianura furono bonificate e le nuove terre, divise con le geometriche “centuriazioni” – un sistema di strade tra loro perpendicolari – furono assegnate ai soldati congedati. La centuriazione dell’agro di Concordia, di cui anche Cordenons fece parte, si estendeva dalla laguna alla base delle alture prealpine. Già nel II secolo d. C. la Regione subì le prime invasioni barbariche, cui seguì l’arrivo dei Visigoti nel 401 e degli Unni nel 452. Guidati dal re Alboino, nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, un popolo germanico di origine scandinava. Il loro dominio ebbe termine nel 776 con la venuta dei Franchi condotti da Carlo Magno che introdusse il feudalesimo anche in Friuli. Questo periodo è legato alla storia di Cordenons poiché in un atto datato 5 maggio 897, attribuito al re Berengario I, appare il suo nome nella forma Naones Corte Regia. La Corte comprendeva villaggi, fattorie, aree coltivate, boschi e corsi d’acqua. Uno dei principali luoghi di riferimento religioso e civile era la pieve di Santa Maria ricordata nella bolla di papa Urbano III nel 1186. Sorgeva all’interno della Cortina, un villaggio murato che si trovava sulla riva del Noncello dove oggi sorge il cimitero urbano. La Corte del Naòn aveva la particolarità di essere “regia”, apparteneva cioè alla Corona e quindi dipendeva direttamente dall’autorità del sovrano, privilegio confermato nel 1493 dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. I Cordenonesi quindi godevano di una certa autonomia, pur nei limiti imposti dai tempi. Essi ne furono sempre fieri, così come della loro parlata, il folpo, una variante del friulano con molti elementi arcaici. Nel Medioevo Cordenons era divisa in borghi chiamati “columelli” (culumièi): Strada (San Giacomo), Cervèl (Sarvièl), Branco (Branc), Romans, Sclavons e, per qualche tempo anche Nogaredo (Nogarèit). Il paese aveva un notevole valore strategico poiché si trovava al centro di importanti vie di comunicazioni, sia a sud verso il Meduna, sia a nord. La principale arteria, la Strada Maestra, univa l’Alta Italia ai Paesi del Centroeuropa e perciò vide passare molti protagonisti della storia.

Nel 1420 il Veneziani conquistarono il Friuli, ma alcune città continuarono a essere soggette alla Casa d’Austria. Tra queste Pordenone con il suo “Territorio” che comprendeva sette “ville” tra cui Cordenons. Nel 1508 anch’esso passò alla Serenissima e vi restò fino al 1797 con l’arrivo dell’armata francese di Napoleone. Risale a questo periodo uno dei pochi documenti storici relativi alla grande Croce di pietra che sorge nella località Vinchiaruzzo (la Cròus del Vinciarùs). Era un punto di devozione ma anche di orientamento per chi attraversava i desertici e allora ampi greti (li gravis) del Cellina e del Meduna. Con l’avvento dei Francesi Cordenons entrò a far parte della Municipalità di Pordenone. Nel 1814 divenne Comune autonomo incluso nella Provincia del Friuli nel Regno Lombardo-Veneto. Nel 1866, dopo la terza Guerra d’Indipendenza, il Friuli fu unito al Regno d’Italia, seguendo nel bene e nel male le sue vicende. Nel 1975 il Presidente della Repubblica conferì al Comune di Cordenons la Medaglia di bronzo al Valor Militare per l’ampia disponibilità dimostrata dalla popolazione nell’aiutare le forze della Resistenza tra il 1943 e il 1945. Il titolo di città gli fu riconosciuto dal Presidente della Giunta Regionale con atto del 22 dicembre 2004.

Cordenons è sempre stato un paese essenzialmente agricolo, ma con alcune significative realtà industriali, come la cartiera Galvani, le cui origini risalgono al 1672, la filanda sorta nel Settecento e il cotonificio Makò fondato agli inizi del Novecento. Nonostante la presenza di questi stabilimenti e di vari laboratori artigianali, permanevano nel luogo gravi condizioni di squilibrio sociale ed economico. Tra i Comuni friulani Cordenons fu perciò uno dei più colpiti dal fenomeno migratorio. All’inizio le partenze erano dirette verso i Paesi del Centroeuropa; poi anche verso le Nazioni extraeuropee, in primo luogo Argentina, Brasile, Stati Uniti e Canada.

   Ragguardevoli presenze storico-artistiche di Cordenons sono le chiese, alcuni oratori e molti chiesuoli e ancone di campagna, testimoni di una diffusa religiosità popolare. Ogni “columello” aveva un proprio santo protettore. Nelle chiese loro dedicate si riunivano in assemblea i capifamiglia della zona. Molti luoghi di culto furono demoliti alla fine del Settecento, alcuni esistono ancora, altri sono di nuova costruzione. Conservano opere di pregio di diverse epoche: affreschi cinquecenteschi, arredi sacri e varie espressioni dell’arte moderna. Il più grande edificio sacro è la settecentesca arcipretale di Santa Maria Maggiore erede della pieve di Santa Maria della Cortina. Accanto a essa sorge il campanile, fondamentale elemento architettonico. Inaugurato nel 1908, raggiunge l’altezza di quasi 74 metri, compresa la statua dell’Angelo, in rame battuto e dorato, simbolo della città. La più antica chiesa cordenonese è quella di San Pietro Apostolo di Sclavons. L’attuale fabbricato risale al XV secolo, ma durante una campagna di scavi tra il 1992 e il 1994 sono emersi i resti di un precedente fabbricato che vien fatto risalire al V-VI secolo. Nell’aprile del 1968 fu consacrato un nuovo grande tempio dedicato a San Pietro, eretto non lontano dall’originaria chiesetta. Altri edifici di culto sono le chiese di San Giovanni Battista in Tavella, le cui origini risalgono al VII-VIII secolo, di San Giacomo Apostolo (secolo XV), di Santa Giovanna d’Arco (1924) nella contrada di Villa d’Arco, di Sant’Antonio Abate nel quartiere del Pasch (1976) e di San Daniele Comboni (1993) in Romans. L’oratorio della Beorcia di Sclavons (secolo XVII), dedicato all’Immacolata, faceva parte di un complesso residenziale nobiliare. Tra gli edifici civili pubblici si segnala il Centro Culturale Aldo Moro (1979) che è sede di innumerevoli attività. Tra quelli privati si ricordano la seicentesca villa Dolfo-Liberali, in origine dei nobili Badini, la villa Schittar già Retz, immersa nella vegetazione tra olle di risorgiva, la villa Marsilio ora Casagrande-Pollini e il palazzo Galvani con un parco ricco di piante secolari.

 

(Tratto dal volume Storia di Cordenons di Tito Pasqualis, Ed. Biblioteca dell’Immagine”, 2009).